“Mi manca il Novecento: Lacrime e santi di E. M. Cioran” (Nicola Vacca)

Liberi di Scrivere – Recensioni e interviste

«Il Dio che Cioran concepisce, quindi, è un Dio maledetto, infimo, insulso. È un Dio pernicioso (un «Sadico Cosmico», citando Lewis) macchiato dall’infamia e dall’ignominia di aver generato e originato l’essere e di non essersi accontentato del vuoto – nulla».

Prendo in prestito queste parole da uno scritto di Antonio Di Gennaro per introdurre alcune considerazioni dopo la rilettura di Lacrime e santi, uno dei tanti libri dinamitardi di Emil Cioran.
Paradossalmente la sua posizione nei confronti di Dio contro nasce dalla frequentazione assidua dei mistici, che Cioran ama incondizionatamente.

In questa ermeneutica delle lacrime, come definisce egli stesso il suo libro, Emil si affida a tutti i paradossi del suo pensiero per inchiodare Dio, ovvero il funesto demiurgo, alle sue responsabilità.

Qualora un Dio esistesse, qualora vi fosse un Dio, la sua colpa è aver creato un mondo osceno, corrotto, obbrobrioso. Il peggiore dei mondi possibili.

«C’è del putrido nell’idea di Dio», scrive Cioran. Dio, non è più presente: nemmeno le nostre bestemmie riescono a rianimarlo. Si chiede Cioran: in quale ospizio si sta riposando?

Queste alcune delle considerazioni sulla divinità decrepita presenti in Lacrime e santi, piccolo e prezioso libro in cui i mistici incontrano la bestemmia… [+]

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