“Emil Cioran, il santo patrono dei falliti” – Sergio GARUFI

ESQUIRE Italia, 8 aprile 2021

A 110 anni dalla sua nascita vogliamo ancora bene a Emil Cioran

Prendendo come riferimento la celebre ripartizione degli scrittori in ricci e volpi, che formulò Isaiah Berlin ispirandosi a un verso di Archiloco, qualche dubbio viene sulla precisa collocazione di Emil Cioran. Se si tiene per buono il fatto che i ricci sono dominati da un unico, totalizzante principio ispiratore, laddove le volpi perseguono invece una molteplicità di fini senza curarsi troppo di tradurli in una visione organica, si vede subito che il pensiero del rumeno ha tratti distintivi che appartengono a entrambi gli schieramenti.

L’estrema coerenza delle sue meditazioni, tutte ossessivamente incentrate sul rapporto tra Dio e il Nulla e sul tema della vanitas, lo identifica subito come l’ultimo dei grandi pensatori reazionari, il degno erede di quei magnifici vituperatori dell’universo come Joseph de Maistre e Leon Bloy, dunque un riccio in tutto e per tutto. Ma la scelta espressiva del frammento, oltre al rifiuto pervicace di coordinare i propri aforismi in un sistema unitario che spieghi ogni singolo accadimento, renderebbe più naturale la sua etichettatura come volpe… [+]

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