«Verso di me Cioran aveva forse un particolare affetto». In memoriam Mario Andrea Rigoni – Afrodita Carmen CIONCHIN

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI, n. 11, novembre 2021, anno XI

Il 15 ottobre 2021 il mondo culturale in Italia ha perso un grande e autorevole studioso: il professor Mario Andrea Rigoni dell’Università di Padova, critico letterario esperto del pensiero di Leopardi e scrittore di aforismi, nonché amico e traduttore di Emil Cioran. Rigoni ha diretto per l’editrice Adelphi la traduzione italiana degli scritti cioraniani, a partire da Squartamento del 1981, dando un contributo di prim’ordine alla diffusione in Italia dell’opera del filosofo di Răşinari. Nel nostro database Cioran in italiano si possono infatti vedere tutti i titoli cioraniani finora pubblicati in lingua italiana.
Nel numero di novembre, la nostra rivista rende omaggio alla memoria del professor Mario Andrea Rigoni con uno Speciale che ospita i contributi degli studiosi che lo hanno conosciuto: Loretta Marcon, saggista e sua allieva, Gregorio Piaia, professore emerito di Storia della filosofia dell’Università di Padova, e Michel Orcel, scrittore e italianista francese, suo traduttore.
In apertura del nostro Speciale, l’intervista realizzata nel 2012 in cui Rigoni evoca il suo incontro e l’amicizia con il filosofo romeno emigrato in Francia, uno dei più grandi pensatori del Novecento.


Professor Rigoni, come ha conosciuto Emil Cioran?

Fu durante un soggiorno che feci  a Parigi, insieme a mia moglie, nei primi anni Settanta. Eravamo stati invitati a cena da Jean-Noël Vuarnet, un giovane scrittore e saggista francese, che avevo conosciuto poco prima a un convegno su Nietzsche – rimasto abbastanza famoso – tenutosi in un castello a Cerisy-la-Salle, in Normandia. Vuarnet frequentava Deleuze e Klossowski, entrambi presenti al convegno, al quale partecipavano anche Derrida e Calasso. Di tutti questi io conoscevo personalmente solo Derrida, sul quale avevo scritto nel 1970 un articolo. In quell’ occasione incontrai Calasso, credo per la prima volta, e  frequentai un po’ Klossowski, che mi dimostrò grande simpatia, invitandomi una sera con Vuarnet e altri a bere del Calvados con lui e Denise (la Roberte dei suoi romanzi) in camera loro.
Vuarnet abitava in rue Servandoni, vicinissima alla rue de l’Odéon, dove credo che già allora vivesse Cioran. Finita la cena, Vuarnet annunciò, senza particolare enfasi, la visita di un amico scrittore: era appunto Cioran, di cui io conoscevo a mala pena il nome. Ho raccontato l’impressione che mi fece nell’«esercizio di ammirazione» che apre il mio libretto Cioran dans mes souvenirs, pubblicato dalle Presses Universitaires de France nel 2009. Aveva un tratto semplice e un’aria modesta; parlava con un ritmo saccadé, che però rendeva ancora più intensa la sua affascinante conversazione. Si chiacchierò di libri tutta la serata, ma non ricordo più con esattezza di quali. Tuttavia mi accorsi subito che era un lettore formidabile e che prediligeva i diari, le memorie, le biografie, le confessioni, insomma tutte le testimonianze dell’esperienza intima, diretta e personale… [+]

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