“L’infinito tra poesia, filosofia e sentire” – Loretta MARCON

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI, n. 12, dicembre 2021, anno XI

Quando parliamo di poesia pensante e di pensiero poetante di Leopardi, immediatamente si presentano alla nostra mente i versi di due particolari Canti: l’Infinito e il Canto notturno di un pastore errante.
Il secondo appare immediatamente, nella sua luce lunare, poeticamente spietato nel suo realismo, perché intriso di domande che sgorgano da riflessioni meditative e filosofiche universali che ricordano pagine bibliche. L’Infinito appare invece più misterioso e sottile. E tale rimane nonostante la miriade di interpretazioni, mistiche e laiche, che nel corso del tempo sono state proposte.
L’Infinito leopardiano: un mistero simile a una malia che parla soprattutto a un sentire personale e che perciò stesso non appare né definibile né sviscerabile nella sua verità. Le diverse analisi letterarie probabilmente non riescono a rendere completamente il senso profondo della lirica che rimane celato e forse colto solo a livello intuitivo dalle gentili anime, quelle anime che il poeta desiderava come suoi lettori e che ricordò con il verso di un altro Canto, ma non solo.  Al giovane ammiratore francese Charles Lebreton il poeta scriveva:

«se cercassi un qualche consenso, il suo, signore, non mi sarebbe affatto indifferente; è proprio per anime come la sua, per cuori teneri e sensibili come quello che ha dettato la sua gentile lettera che i poeti scrivono e che anch’io, se solo fossi stato poeta, avrei scritto».

Solo queste anime, questi cuori potranno forse avvicinarsi al nucleo del momento primigenio esperito dal poeta, e percepirne il tremito. Anime che non cercano l’analisi, ma il sentire.
Leopardi condannava la ragione (la raison illuministica) che pretende di analizzare cose e sentimenti perché la riteneva insufficiente a scoprire i grandi misteri dell’esistenza. Per questo che ho sempre pensato che per avvicinarsi alla sua poesia pensante, ma altrettanto al suo pensiero poetante, sia necessario un metodo, di pascaliana memoria, che unisca alla ragione il cuore (ragione calda e ragione fredda, egli dice).
Quei quindici versi dell’Infinito,che il «semplice» lettore ascolta e sente, quasi come preghiera, sono significativi anche dal punto di vista teoretico. La lirica, dunque, coinvolge nella ricerca del suo senso profondo non solo letterati ma anche, e forse soprattutto, filosofi, teologi e persino esponenti della scienza… [+]

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